Passato

Situazione Esistenziale – Operazione Arcevia – 1976

Nell’agosto del 1973 l’architetto Ico Parisi con l’imprenditore Italo Bartoletti, con i critici d’arte Enrico Crispolti, Pierre Restany e lo psicologo Antonio Miotto immaginano “Operazione Arcevia – Comunità Esistenziale”.

Performance. Fatima interpreta l’abito che indossa in spazio abitativo – Operazione Arcevia – 1976

“Operazione Arcevia avrà luogo a Palazzo Frazione di Arcevia in Provincia di Ancona, Marche, in una zona collinare pre-appenninica caratterizzata da insediamenti urbani storici su zone alte e crinali.

​La situazione socio economica complessiva registra le modifiche strutturali intervenute nella regione dopo la seconda guerra mondiale, lasciando il Comune di Arcevia in una complessiva emarginazione con carenza di servizi e di opportunità di tipo urbano, a tal fine occorre proporre un modello di sviluppo non concorrenziale a quello urbano ma favorire modelli alternativi al fine di migliorare la qualità della vita.

L’attività agricola ha un’ estrema importanza come attività di conservazione dell’ambiente e dunque uno dei fattori fondamentali dello sviluppo turistico del territorio.

Il punto di partenza di Operazione Arcevia e’ la costatazione del degrado socio economico e culturale della zona a causa del suo progressivo spopolamento, nasce quindi la necessità di intervenire per tentare di dare una nuova dimensione alla zona stessa.

Parisi, come già nella sua ipotesi per una casa esistenziale, ricorre all’intervento di “operatori estetici” coinvolgendoli nella ristrutturazione architettonico ambientale dell’insediamento che andrà a nascere. Pittori, scultori, registi, musicisti e altri artisti contemporanei sono chiamati a proporre soluzioni di sollecitazione fantastica, psicologica ed affettiva.

Enrico Crispolti, Antonio Miotto e Pierre Restany con Bartoletti e Parisi formano la prima commissione tecnica.

Prima Planimetria – Operazione Arcevia – 1976

​Si prevede un albergo con una capacità di 50 posti, un ritiro laico con 32 posti per quanto riguarda la ricettività turistica, si otterranno 20 posti di lavoro nel campo agricolo, 60 posti di lavoro nel terziario e 200 posti di lavoro nel settore secondario (artigianale). Sono previste attività culturali periodiche, integrate nel tessuto architettonico una sala riunioni, una sala per mostre, una sede per concerti e attività artistiche all’aperto, una scuola di perfezionamento affiancata a un centro di produzione artigianale, un edificio per i culti, attrezzature sportive, servizi commerciali e spazi per l’attività sindacale e politica. Sotto l’aspetto della mobilità pedonale e della viabilità è prevista una rigorosa distinzione funzionale impostando un’asse di traffico veicolare esterno al fine di garantire la totale pedonalizzazione dei servizi interni al nucleo. Comunità Esistenziale non vuol dire comunità terapeutica ma esprime un livello di vita più vicino all’esigenze profonde dell’uomo di ieri (1970), non semplice evasione di fuga dalla realtà tipo villaggio residenziale e neppure un modello di rigidi schemi come ad esempio una casa di cura ma sono gli abitanti stessi a scoprire la nuova dimensione di vita. Il rapporto tra abitanti-ospiti, artigiani, commercianti e contadini verrà potenziato al massimo e ciascun artista esce in un certo modo dalle proprie abitudini di lavoro e si impegna in dimensioni e problemi nuovi. Non propone quindi sue opere trasferite dal proprio studio ma sue soluzioni di intervento in questo contesto urbano e sociale di piccole dimensioni”. Ico Parisi

Situazione Urbana – Operazione Arcevia – 1976
Performance. Fatima – Operazione Arcevia – 1976

Ico Parisi progettò nel ’72 ipotesi per una casa esistenziale da qui l’apertura a operazione Arcevia città esistenziale anche se secondo lo stesso architetto e artista le due cose avevano procedure e impostazioni totalmente diverse. “La casa esistenziale era un’auto progettazione e come tale disponeva di tutti gli elementi per essere completa e conclusa era benché ipotetica una reale soluzione alle necessità personali che ritrovano echi e riscontri in situazioni umane simili. L’Operazione Arcevia invece parte da realtà territoriali, economiche, ambientali e sociali volutamente aperta e disponibile a mutamenti fino al momento del suo concretizzarsi; l’evolversi nel procedere, i continui apporti del gruppo di lavoro ne costituiscono il patrimonio. Questo continuo adeguarsi nel tempo libera il progetto-laboratorio da ogni possibile critica di utopia sperimentale. Operazione Arcevia voluta per l’uomo a misura d’uomo”. Ico Parisi

Ricostruzioni fotografiche dell’inserimento ambientale  – Operazione Arcevia – 1976

Nel 1976 il progetto Operazione Arcevia viene presentato alla Biennale di Venezia con grandissimo entusiasmo da parte della stampa e della critica.​